martedì 28 gennaio 2025

Una poesia di Silvia Cozzi: "L'ultimo viaggio"

 

L’ultimo viaggio  

Partirono,

 un lungo viaggio senza più ritorno.

 Il treno nella notte sferragliava.

 Stretti, stipati, cose senza nome,

 mani contratte attorno a un'illusione.

All'orizzonte una sbiadita alba,

 confusa in una spessa e fitta nebbia

 e quella stretta che dentro attanaglia,

 che stringe il cuore in una morsa fredda.

Solo un sorriso pieno d'innocenza,

 limpidi occhi a supplicare amore,

 di bimbi che non sanno che la morte

 è lì in agguato e semina terrore.

Afflitte madri dalle braccia smunte,

 li avvolgono in un disperato abbraccio

 pregando un Dio che al loro sguardo sfugge,

 cercano nella fede quel coraggio

 per dare un senso a quel grottesco andare.

 Non ci sarà la vita ad aspettare,

 né giorni nuovi per scaldarsi al sole,

 ma solo gelo e un pianto di dolore.


Silvia Cozzi

Una poesia di Maria Felicetti

 

Andavano sui treni senza meta,

pigiati come gli acini nei tini,

depauperati, inermi burattini

di un dio che gioca a dadi con la creta.

Andavano bambini, donne, anziani

come fuscelli al vento dell'orrore

tra spettri d'uomo senza alcuno onore

per obbedire a piani folli, vani.

Andavano nei campi della morte

oltre le sbarre di un nero cancello,

ignari come pecore al macello,

accomunati da un'amara sorte.

Andavano in silenzio in fila indiana

nell'ombra che nel giorno s'allontana.


Maria Felicetti

Tre poesie di Ester Guglielmino



Dovremmo interrogarci sopra l'odio,

sul suo seme amaro 

che germina per strada,

sul disumano che piove 

agli angoli del cuore,

mentre la gente parla,

distratta, dell'inverno 

che stenta ad arrivare,

dovremmo sdraiarci sulla terra

conquistarci dal basso

una verticale verso il cielo,

rintracciare la musica 

che fa maturare le radici,

farne un canto di vita

che dia fiato all'umano.


*

Omnia vincit amor,

precipitarono dal cielo

queste parole ubriacate

di mistero, diventarono

nuvola e pioggia, crepitare 

sfuggente di torrente, 

s'innervarono nella roccia, 

ridivennero sorgente. 

Omnia vincit amor

e s'inventarono dei ed eroi, 

utopie sacre e miti universali,

parole temprate col fuoco

vivo degli umani, a spiegare 

come e perché permane 

un brillio d'eterna luce,

dentro il fiato, oltre il male.


*

Mi comprime la testa

questo futuro orizzontale,

questa linea che precipita

e s'inabissa sotto i piedi,

questa parola che sventola

come una bandiera e si svuota

di colori a poco a poco,

diventando solo tutta bianca 

o tutta nera; mi disorienta 

quest'inabilità dell'essere 

vivo davanti all'altro vivo

e mi trapassa i timpani

questo stridìo acuto

che attraversa mondi lontani 

e paralleli, dove 'per sbaglio'

si uccidono i bambini,

mi feriscono i pensieri 

questi occhi sempre chiusi

sul senso inverso del divenire 

disumani, eppure li guardo 

dritti da una vita, per ritrovarci 

con la tua - anche la mia ferita.


Ester Guglielmino


martedì 21 gennaio 2025

Una poesia di Emanuela Sica: "E' lento il declino dei cristalli"


 …è lento il declino dei cristalli

a increspare di neve il cuore

nella 𝑠𝑡𝑎𝑔𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝑏𝑖𝑎𝑛𝑐𝑜𝑠𝑝𝑖𝑛𝑜
fermo in questo banco di nebbia
figlio di un tempo notturno
di cui non scorgi il confine
E tu che hai gli occhi
sfiancati dalle assenze
di quelle cose che sapevi essere tue
senti l’eco delle suppliche
a fendere in avanti i passi
muoverti per aprire un varco
oltre il confine dell’ora
Ma a cosa servirebbe liberarti
se il mondo è imploso?
Solo il volo della capinera
cuce l’aria tremula dell’alba
nel canto della vita
che si riveste di luce
e forse ritorna

Emanuela Sica

domenica 19 gennaio 2025

Una poesia di Cortazar, "Il bambino buono"

 

Non saprò slacciarmi le scarpe e lasciare che la città mi morda i piedi,

non mi ubriacherò sotto i ponti, non commetterò errori di stile.

Accetto questo destino di camicie stirate,

arrivo in tempo al cinema, cedo il mio posto alle signore.

Il lungo sregolamento dei sensi mi sta male, opto

per il dentifricio e gli asciugamani. Mi vaccino.

Guarda che povero amante, incapace di mettersi in una fontana

per portarti un pesciolino rosso

sotto la rabbia di gendarmi e bambinaie. 


Julio Cortazar