CHI RESTA
C’è sempre uno
che resta più esposto.
Non si ritira
quando qualcosa cede.
Non si chiude.
Non sposta il peso altrove.
Resta.
E prende su di sé
anche la parte dell’altro
che l’altro non regge.
Come una casa
quando il vento insiste
contro gli infissi
e in ogni stanza
cambia la tenuta dell’aria.
L’altro si chiude.
Fa del proprio dolore
una soglia stretta,
un varco dove passa solo
ciò che non pesa troppo.
E tu rimani fuori.
Non fuori dall’amore.
Fuori da ciò che cede.
Da ciò che trema.
Da ciò che chiede braccia
e non bellezza.
Ci sono mani
che sanno cercarti nel desiderio,
riconoscerti acceso,
intero,
luminoso,
e poi fermarsi
quando arrivi disfatto,
con la febbre del cuore,
con quella fame scura
che non chiede di essere capita
ma soltanto tenuta.
È lì che si spezza.
Prima della distanza.
Quando uno dei due
non è più luce da accogliere
ma peso da reggere.
Allora impari.
Non bussare.
Non tornare.
Restare fermi.
Lasciare che sia il vuoto
a dire se davvero mancavi,
se il tuo nome spostava l’aria,
se il tuo silenzio
cambiava la tenuta delle cose.
Finché lo capisci.
Non sei fuori
da una porta chiusa.
Sei la stanza
che l’altro
non ha costruito.
Luca E. Pinato