Basta aprire un quotidiano, accendere la televisione, ascoltare un notiziario. Che cosa emerge subito dentro di noi? Pensieri, giudizi, rabbia, paura. Ci arruoliamo idealmente in una fazione, ci schieriamo con una parte politica, emettiamo verdetti, ci indigniamo. Accade quasi sempre. E così, magari senza accorgercene, restiamo irretiti dal mondo, ne respiriamo le ideologie, pur cercando di seguire il Signore. Quando la realtà non obbedisce ai desideri, ai progetti e alle ideologie, il mondo senza Dio si fa dio e fabbrica salvatori, falsi profeti e cattivi maestri. Scambia il bene con il male e il male con il bene, seguendo le menzogne del demonio. Così scarta il figlio nel grembo, elimina il malato quando costa, consegna i ragazzi agli schermi per sedarne l’angoscia, affida alla tecnica il figlio che non arriva, alla legge il rancore, al potere il sogno di una vita senza limiti. Ma questa menzogna non resta fuori di noi. Anche noi, davanti a una realtà che non riusciamo ad addomesticare perché sazi il cuore e realizzi i nostri desideri, ci indigniamo, ci adiriamo e, dimenticando Dio, ci sostituiamo a Lui. Elaboriamo la nostra scienza, inventiamo la nostra tecnica, costruiamo il nostro piccolo potere: abortiamo una speranza quando chiede sacrificio, pratichiamo l’eutanasia di una relazione quando ci delude, spegniamo un figlio con pretese e giudizi, cancelliamo un collega dal cuore, trasformiamo la salute in idolo, la casa in bunker, gli affetti in possesso, persino la Chiesa in un luogo che deve darci ragione. Eppure la pace non arriva, anzi. Perché non siamo stati creati per modellare un paradiso in terra su misura della nostra carne ferita dal peccato. Siamo nati per vivere da figli di Dio, liberi per amare. E proprio perché questo ci è impossibile, Dio si è fatto carne per salvare e trasformare la nostra carne. Lo Spirito Santo non abita gli ideali, le ideologie, le battaglie dell’ego che cerca di affermare se stesso. Cerca la nostra carne stanca, impura, ferita. Perché, come scrive Tertulliano, “la carne è cardine della salvezza”. Gesù l’ha assunta, l’ha portata nella morte, l’ha liberata dal peccato e l’ha trasfigurata con la risurrezione, rendendola capace di entrare nel Cielo, nella comunione piena con il Padre. L’ha resa capace di accogliere lo Spirito Santo, che sigilla in noi la Verità e ci consacra, cioè ci separa dal mondo perché possiamo vivere nella Verità e testimoniarla al mondo. Siamo nel mondo, ma non del mondo, perché il sangue di Cristo ci ha riscattati e purificati da ciò che avvelena il cuore. Per questo Gesù non chiede che siamo tolti dal mondo per rinchiuderci un'elite che giudica senza misericordia, ma custoditi dal maligno per annunciare senza paura il Vangelo al mondo. Senza annacquamenti. Nella Chiesa siamo custoditi e allevati dalla Parola, dai sacramenti e dalla comunione, perché si compia in noi il Vangelo. Un cristiano ama il nemico, si offre per lui, diventa martire della Verità per salvare chi è schiavo della menzogna. Nell’amore e nell’unità che lo Spirito compie nella comunità cristiana appare nel mondo la Verità che smentisce la divisione del demonio. Anche oggi il Signore ci manda nel mondo come ha mandato il Figlio: ultimi e piccoli, non per modellarlo o rifarlo, ma per salvarlo con l’amore, nella carne redenta e nella storia che ci dona. Che cosa c’è di più grande di questa missione? Che cosa può riempirci della gioia di Cristo più che compiere la volontà del Padre, perché ogni uomo sia salvato? Nulla.
Miriam Bruni
PIANETA MIRIX: Soggetto, Verbo e Complementi
giovedì 21 maggio 2026
Nella casa...di Maria Liscio
NELLA CASA
Mi parve che ci fosse
tanto calore in te
da poterne scaldare
tutta una vita.
E invece non era che una vampa
rapida,
fatua fiamma
se appena annotti.
Ora ti offro la brace
della mia pena,
quella pietà
di cui non sei capace
e poso la mia mano
sui tuoi occhi inquieti di scontento.
Cruccioso inamovible
rifiuti il dono.
Siamo
in una casa di strette mura
a girarci
come mondi
ciascuno per un’orbita lontana.
Maria Liscio (Orta Nova 1921- Perugia 2021)
martedì 12 maggio 2026
La poesia secondo Isabella Bignozzi
Poesia è essere nella pienezza di creatura vigile, presente, che s’inscrive nella durata, e risuona del proprio timbro lirico, nel grande coro del creato.
La poesia aiuta la postura verticale: lo sguardo attento, il sincero incanto, la dismissione di ogni concupiscenza e prevaricazione; l’arte poetica può aiutare a riaccendere, incontrandole nella luce interiore, le adorabili cose che esistono: persino il dolore, cratere cupo, scarlatto, è nel centro del petto come un continuo battesimo, a ricordarci di essere vivi, poter amare ancora. Sentire pienamente: stare immobili. Non sottrarsi ma accogliere. È qui la salvezza.
Scavandoci e creando alveo, acquisiamo l’oggetto amato – o temuto, patito – per assimilazione, sottraendo spazio a noi stessi. Affetto come atto d’intellezione, conoscenza come atto d’amore: nella contemplazione vi è reciprocità tra ardore e intendimento: Ubi amor, ibi oculus.
Ogni forma d’arte sia garbata, leale all’Essere: alluda simbolicamente, concisamente, nell’unità che solo lo Spirito può donare. Affinare l’intelletto vale soltanto a salire più in alto, sulla via dell’attenzione purissima, che è sinonimo di preghiera (Weil). Il vero non si può esprimere pienamente con alcuna tecnica artistica. Ma si può percepire per un attimo: con nudità, nell’umiltà.
Isabella Bignozzi
martedì 28 aprile 2026
Fernando Pessoa, a volte....
A volte canto senza la voce, così come penso senza parlare.
La cecità che mi è stata donata è un modo di darmi la luce.
Se procedo per un cammino, sono due i miei cammini:
uno, quello in cui mi incammino. L’altro, la verità in cui sono.
In me esiste, al fondo di un pozzo, un pertugio di luce.
Là, molto in fondo alla fine, un occhio fabbricato nei cieli.
Fernando Pessoa - da “Sono un sogno di Dio”
mercoledì 15 aprile 2026
Ana Vega sulla....scrittura
«La escritura llega donde el ojo no alcanza, ni el oído ni las manos.
No podría definir o catalogar mi escritura o modo de enfrentarme al folio en blanco como algo predeterminado, cuyos límites estén marcados de alguna manera, sus formas o trayectoria.
Camino, escribo, a golpes de conciencia pero siguiendo una cierta línea, podríamos decir argumental o cimientos que sustentan mi escritura: la búsqueda, el compromiso con la verdad, con el dolor, con aquellas partes oscuras que otros rechazan, obligar al lector a sentir la cercanía de sus dos caras, el bien y el mal, nuestros ángeles y nuestros demonios».
Ana Vega