domenica 22 marzo 2026

A proposito...di anime sensibili


Le anime sensibili hanno bisogno di riposo,

pause, silenzio.

Di ascoltarsi, di incontrarsi,

di non sentirsi sole nella loro diversità.

Hanno bisogno di bellezza, di armonia,

di scambi autentici e profondi,

di essenze pure,

per ricaricarsi e poter così continuare

a dare luce al mondo.

Hanno bisogno di musica vera,

di fiori, di alberi da abbracciare,

di vivere con gli animali,

di cantare, di ridere, di leggerezza.

Hanno bisogno di fare ciò che amano,

perchè è ciò per cui sono venute.

Hanno bisogno di libri scritti con l'anima,

di esprimere la loro voce nell'arte,

come nell'azione, nella vita di ogni giorno.

Hanno bisogno di fare ciò in cui credono,

ciò che per loro ha davvero un senso,

di fare dei loro pensieri le loro azioni,

di coerenza fra ciò che sentono e ciò che

mettono in pratica ogni giorno.

Hanno bisogno di comunicare con tutte la creature,

in modo libero e personale,

di imparare a distinguere le voci delle loro Guide,

degli antenati, degli spiriti liberi della Terra.

Hanno bisogno di imparare a fidarsi, a leggere i segni,

a distinguere le energie sottili della natura,

degli elementi e di tutti gli esseri.

Hanno bisogno di lottare e difendersi,

quando è necessario, senza sensi di colpa,

di imparare a schermarsi, a proteggersi, a dire no.

Hanno bisogno di immedesimarsi nel vento,

di farsi abbracciare dall'acqua,

di scoprire i sentimenti dei cristalli,

di scaldarsi ad ogni fuoco che incontrano,

per riuscire ad equilibrare la loro emotività.

Ma soprattutto,

hanno bisogno di capire che la loro sensibilità

è il loro vero, ancestrale, scintillante

e indomabile potere.
Alessandra Pallanca

domenica 8 marzo 2026

Corrado Govoni


Naufragio


Sul mio capo di naufrago

galleggiante sul mare nero della vita

afferrato a una tavola sfasciata

materna culla

vedo ancora ondeggiare le stelle

come un tenero ramo di mandorlo.

Luce di fuori mondo

o vertigine

degli abissi incantevoli del nulla?


Corrado Govoni 

venerdì 6 marzo 2026

Emily Pauline Johnson tradotta da Emilio Capaccio


THE LIFTING OF THE MIST

All the long day the vapours played 

At blindfold in the city streets, 

Their elfin fingers caught and stayed 

The sunbeams, as they wound their sheets 

Into a filmy barricade 

‘Twixt earth and where the sunlight beats.

A vagrant band of mischiefs these,

With wings of grey and cobweb gown;

They live along the edge of seas,

And creeping out on foot of down,

They chase and frolic, frisk and tease

At blind-man’s buff with all the town. 

And when at eventide the sun

Breaks with a glory through their grey,

The vapour-fairies, one by one,

Outspread their wings and float away

In clouds of colouring, that run

Wine-like along the rim of day.

Athwart the beauty and the breast

Of purpling airs they twirl and twist,

Then float away to some far rest,

Leaving the skies all colour-kiss’t—

A glorious and a golden West

That greets the Lifting of the Mist.

Emily Pauline Johnson (1861-1913)

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L’ALZATA DELLA NEBBIA
Le nebbie hanno giocato tutto il giorno
A mosca cieca nelle vie della città,
Con dita d’elfo hanno stretto
I raggi del sole, attorcendo i loro veli
In una barricata caliginosa
Tra la terra e dove barbaglia la luce.
Schiera vagabonda di dispettose,
Con ali bigie e vesti di ragnatela;
Vivono lungo i bordi dei mari,
E strisciano fuori ai piedi delle colline,
S'inseguono, folleggiano, punzecchiano,
Giocherellano a mosca cieca con la città.
E quando, al calar della sera, il sole
Irrompe fulgente attraverso il loro grigio,
Le fate del vapore, una dopo l’altra,
Spiegano le ali e fluttuano via
In nuvole di colore che scorrono
Come vino lungo il bordo del giorno.
Attraverso la bellezza e il petto dell’aria
Purpurea, girano e s'attorcigliano,
Poi volano via verso un lontano riposo,
Lasciando il cielo tutto baciato dai colori—
Un glorioso e dorato occidente
Che accoglie l'alzata della nebbia.

Traduzione di Emilio Capaccio

giovedì 5 marzo 2026

"Dintorni", di Borges


Dintorni

I cortili di antica certezza,

i cortili ugualmente fondati

sulla terra e nel cielo.

Le finestre con le loro inferriate

attraverso le quali la strada

diviene familiare come un lume.

Le camere profonde

dove il mogano arde in quieta fiamma

e lo specchio dai tenui barbagli

sta nell’ombra come una laguna.

Gli oscuri crocevia

che trafiggono quattro infinite

distanze in sobborghi silenziosi.

Ho nominato i luoghi

dove la tenerezza ci travolge

e sono solo, solo con me stesso.

Jorge Luis Borges

lunedì 2 marzo 2026

Luigi Epicoco sul Padre Misericordioso

Ci viene sempre da pensare che il protagonista principale della parabola del figliol prodigo sia appunto questo figlio minore che va via da casa sperperando il patrimonio di suo padre e vivendo come se proprio quest’ultimo fosse morto, infatti l’eredità ai tempi di Gesù la si poteva chiedere solo alla morte del proprio genitore. Ma la verità è che il protagonista di questa storia è l’amore di un padre che tenta in tutti i modi di farsi vicino ai drammi dei propri figli, sia che essi siano esteriori, come capita per i guai che gli combina il figlio minore, sia che essi siano interiori così come riguarda l’infelicità repressa del figlio maggiore. Amare è sempre difficile, ma Dio cerca di farsi spazio nelle nostre vite sempre, sia quando vanno a rotoli in maniera evidente, sia quando sono un inferno di solitudine che uno prova dentro di sé. Vivere la misericordia è considerare questo Padre più importante dei propri peccati, e più importante delle proprie frustrazioni. È ridare a Lui il primato relativizzando tutto ciò che ci ha condotti fuori strada. Troppo spesso rischiamo di rimanere in ostaggio dei nostri errori, o in ostaggio delle nostre paranoie interiori. Dio, dice Gesù, è un Padre che esce e va incontro a tutti qualunque cosa essi vivano, perché lo scopo di Dio non è salvare il patrimonio o la faccia, ma vedere chi ama felice. Sono le parole che Gesù mette in bocca al padre della parabola per spiegare al figlio maggiore la vera logica della gioia di chi ama: “bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato.


Epicoco