giovedì 27 agosto 2026

Quattro poesie di Bruno di Pietro



Inclinano all’esistere anche i sassi
lucidi per il tempo per i passi
che sono consueti sostenere
inclinano all’esistere le sere
d’estate e l’odore intenso del timo
c’è un conato di vita nel primo
mattino nel chiaro arancio negli ori
nei canti del risveglio responsori
fra mormorio e silenzio nella cura
dell’albero a sfogliarsi per paura
(cospirano le cose a un solo scopo
dirti che non sei aquila ma topo)




qualcosa mi riporta a quella tana
riposa la certezza nella vana
rincorsa a ciò che è stato consistenza
ma se il passato è tutta l’esperienza
la reticenza sul futuro è vizio
riduce decadenza nell’incanto
complice inverno e il buco del solstizio
disdice l’invadenza dell’impianto
il nocciolo l’impegno quotidiano
il giorno che s’annulla nell’invano
(il passato non passa ma è indecente
che qui non passi nemmeno il presente)



Cala l’ultimo sole.
Sulla riva i bambini giocano.
Saltano i sassi lanciati
sulle acque calme del mare.
Mi accompagna verso la scogliera
un’ombra invisibile.
Annuncia una luce nascosta.
Fra gli scogli c’è un passaggio.
Al mattino sarò su un’altra spiaggia
un altro mare.



Luglio romano
è abbaglio di fontane
fra poche ore
Signore
saprò se sei uno o trino
prima mi toglieranno
l’ingombro del pensiero
e dopo avere detto e disdetto
di una cosa vorrei essere sicuro:
che domani sarò a te vicino
sia tu uno o trino
io Francesco Pucci fiorentino


Bruno di Pietro

domenica 26 luglio 2026

Jung

 

“Può quindi verificarsi che un cristiano, per quanto creda a tutte le sacre figure, pure rimanga senza evoluzioni e senza mutamenti nell'intimo della sua anima, poiché ha 'tutto Dio fuori' e non ne fa nell'anima un'esperienza viva. I suoi motivi determinanti, i suoi interessi e impulsi decisivi scaturiscono dalla sua anima non sviluppata e inconscia, più pagana e più arcaica che mai, e in nessun modo dalla sfera del cristianesimo. Non soltanto le singole vite, ma anche quella somma delle singole vite che è il popolo, provano la verità di questa affermazione. I grandi avvenimenti del nostro mondo, che sono voluti e provocati dagli uomini, non respirano lo spirito del cristianesimo, bensì quello di un paganesimo grezzo. Vi è all'origine di ciò una condizione psichica rimasta arcaica, che non è stata sfiorata nemmeno lontanamente dal cristianesimo.  (...) 

Esternamente c'è tutto, in immagini e in parole, nella chiesa e nella Bibbia. Interiormente non c'è nulla. Interiormente dominano più che mai divinità arcaiche; questo significa che ciò che interiormente corrisponde all'immagine divina esteriore è rimasto senza sviluppo per mancanza di cultura psichica e quindi è arenato nel paganesimo. È vero che l'educazione cristiana ha fatto quanto era umanamente possibile, ma in misura insufficiente. Troppo pochi hanno vissuto l'immagine divina come la proprietà più intima dell'anima. Hanno incontrato un Cristo soltanto all'esterno; nessun Cristo è venuto a essi incontro dalla loro anima. Per questa ragione nell'anima regna ancora il paganesimo più oscuro, che invade, in parte con un'evidenza che non si può più negare, in parte sotto camuffamenti fin troppo lampanti, il cosiddetto mondo della cultura cristiana. 

Con i mezzi usati finora non è stato possibile cristianizzare l'anima al punto che almeno le più elementari esigenze della morale cristiana avessero una qualche influenza decisiva sui principali interessi dell'europeo cristiano. È vero che le missioni cristiane predicano il Vangelo ai poveri pagani ignudi; ma i pagani interiori che popolano l'Europa non hanno inteso mai parlare di cristianesimo. Il cristianesimo deve necessariamente ricominciare da capo, se vuole adempiere al suo alto compito educativo. Finché la religione rimane soltanto fede esterna e forma esterna, finché la funzione religiosa non diventa una funzione della nostra anima, nulla di fondamentale è successo. Rimane ancora da comprendere che il misterium magnum non è soltanto una realtà in sé, ma è radicato principalmente nell'anima umana. Chi non lo sa per esperienza, sarà forse dottissimo di scienze teologiche; ma non ha la più pallida idea di che cosa sia la religione, e meno ancora di che cosa sia l'educazione degli uomini”. 

C. G. Jung, Psicologia e alchimia

Se dovessi..., di Elena Milani


Se dovessi dirti cosa mi è mancato,

quale ventosa mi tendesse il cuore

come a strapparlo

e mi tirasse insieme la schiena all'indietro 

sino a incollarmi al muro 

come una mosca alla sua carta di colla

se dovessi nominare l'angoscia, 

lo spavento d'aprire gli occhi la mattina, 

il precipizio sotto le pantofole, 

se dovessi prendere la misura

al muro del tunnel, 

la manica radente fino a rompersi 

e la pelle fino all'osso 

e laggiù sapere del lume,

era solo la fede dell'immaginazione, 

la mia voce adulta forse

che mi diceva, aspetta,

non aver fretta di morire.


Elena Milani

sabato 11 luglio 2026

Amo la terra..., di Hanna Arendt





Amo la terra

come in viaggio

il luogo straniero,

e non diversamente.

Così la vita mi tesse

piano al suo filo

in una trama sconosciuta.

All’improvviso,

come il commiato in viaggio,

il grande silenzio irrompe nel telaio.


Gennaio 1954

martedì 7 luglio 2026

Fioriture 2, di Emilio Capaccio


FIORITURE II

La morte è ciò che accade 

quando il tempo stanco di coniugare il nostro nome

lo affida al silenzio 

perché impari un'altra grammatica

Il silenzio non è il contrario della presenza

Ci sono alberi che continuano a fare ombra 

molti anni dopo essere stati abbattuti

Ci sono persone che soltanto cadendo 

rivelano quanto cielo sostenevano

Perché morire non significa perdere 

ma restituire:

il ferro delle vene, l'acqua degli occhi,

il respiro, un flauto che il vento 

ci aveva lasciato per qualche stagione

( La cosa più strana sarà sempre 

il cuore che continuerà a battere 

in luoghi senza costole )

La morte ha un pudore che la vita non ha

Non trattiene niente

restituisce ogni volto alla sua materia 

di luce e memoria

come il mare che cancella le impronte 

senza insultare il cammino

È questo il suo segreto meno detto: 

non strapparci dal mondo

ma liberarci dall'equivoco di credere 

che il mondo ci appartenesse

Per questo non diventiamo assenza

ma la parte invisibile di ciò che abbiamo amato 

come il peso della luna 

che nessuno vede nell'acqua 

eppure insegna al mare come respirare.


Emilio Capaccio