martedì 31 marzo 2026

Il cuore messo alla prova...Di Suor M. Santa Sparaco

Non è nella vetrina del mondo che si riconosce un’anima profonda. Non è nei consensi, nelle parole ben costruite o nei numeri che scorrono sotto un post che si misura la verità di una vita spirituale. C’è un luogo più nascosto, più esigente e più vero: il cuore messo alla prova.

La spiritualità autentica si rivela quando tutto vacilla. Si riconosce nella capacità di restare in piedi mentre dentro si combatte, nella fedeltà silenziosa quando la tentazione si fa insistente, nella forza interiore che non si arrende anche quando nessuno vede. È lì che la fede smette di essere idea e diventa carne, respiro, scelta.

La crescita nella fede non si misura da ciò che si mostra, ma da come si attraversa ciò che ferisce. Si vede nella qualità della preghiera, che non è fuga ma incontro; si vede nella capacità di abitare le contrarietà senza lasciarsi indurire; si vede nel modo in cui si affrontano le crisi senza spezzarsi né scappare, trasformandole — lentamente, dolorosamente — in una forza che spinge avanti.

Perché, in fondo, tutto il resto è rumore. Apparenza. Costruzione fragile destinata a crollare al primo vento forte.

Quando la vita ti pone davanti all’imprevisto, alla perdita, al cambiamento che non hai scelto, allora emerge la verità: non conta ciò che hai mostrato, ma quanto sei radicato in Dio. Non conta sembrare forti, ma diventarlo nel profondo. La vera maturità spirituale non è perfezione esibita, ma trasformazione vissuta.

E questa trasformazione non nasce da una frase letta o condivisa. Nasce nel tempo, nel lavoro nascosto, nel ricominciare ogni giorno. Nasce da fondamenta solide: da quella Roccia che è Cristo, centro silenzioso e stabile attorno a cui tutto trova ordine, anche quando fuori infuria la tempesta.

Se ti senti fermo, vuoto o smarrito, non cercare risposte immediate: resta. Prega. Persevera. Apri uno spazio allo Spirito Santo. Sarà Lui, con delicatezza e potenza, a riaccendere dentro di te quella luce che credevi spenta e a restituirti un entusiasmo più vero, più maturo, più profondo.

— Di Suor Maria Santa Sparaco ✨

martedì 24 marzo 2026

L'esercizio della poesia...secondo Ripellino

 «L’esercizio della poesia è una prova di resistenza alle asperità quotidiane e all’indifferenza degli uomini. Le squallide vicende dei giorni presenti paiono sottolineare l’inutilità della poesia, perché essa, sempre più scalzata sui margini, nulla può lenire e a troppi non dice nulla. La poesia è magnificamente superflua come il dolore e troppo fragile in tempi di sopraffazione. […] Scrivere poesie nell’assedio in cui siamo invischiati vuol dire caparbietà di non soccombere agli sfaceli, di sopravvivere, tenendo a distanza con la magia del Belcanto, con la pienezza polposa delle parole, con gli esorcismi delle paronomasìe e delle assonanze la Morte.»


Angelo Maria Ripellino, a proposito di “Autunnale barocco”, 1977

domenica 22 marzo 2026

A proposito...di anime sensibili


Le anime sensibili hanno bisogno di riposo,

pause, silenzio.

Di ascoltarsi, di incontrarsi,

di non sentirsi sole nella loro diversità.

Hanno bisogno di bellezza, di armonia,

di scambi autentici e profondi,

di essenze pure,

per ricaricarsi e poter così continuare

a dare luce al mondo.

Hanno bisogno di musica vera,

di fiori, di alberi da abbracciare,

di vivere con gli animali,

di cantare, di ridere, di leggerezza.

Hanno bisogno di fare ciò che amano,

perchè è ciò per cui sono venute.

Hanno bisogno di libri scritti con l'anima,

di esprimere la loro voce nell'arte,

come nell'azione, nella vita di ogni giorno.

Hanno bisogno di fare ciò in cui credono,

ciò che per loro ha davvero un senso,

di fare dei loro pensieri le loro azioni,

di coerenza fra ciò che sentono e ciò che

mettono in pratica ogni giorno.

Hanno bisogno di comunicare con tutte le creature,

in modo libero e personale,

di imparare a distinguere le voci delle loro Guide,

degli antenati, degli spiriti liberi della Terra.

Hanno bisogno di imparare a fidarsi, a leggere i segni,

a distinguere le energie sottili della natura,

degli elementi e di tutti gli esseri.

Hanno bisogno di lottare e difendersi,

quando è necessario, senza sensi di colpa,

di imparare a schermarsi, a proteggersi, a dire no.

Hanno bisogno di immedesimarsi nel vento,

di farsi abbracciare dall'acqua,

di scoprire i sentimenti dei cristalli,

di scaldarsi ad ogni fuoco che incontrano,

per riuscire ad equilibrare la loro emotività.

Ma soprattutto,

hanno bisogno di capire che la loro sensibilità

è il loro vero, ancestrale, scintillante

e indomabile potere.


Alessandra Pallanca

domenica 8 marzo 2026

Corrado Govoni: "Naufragio"


Naufragio


Sul mio capo di naufrago

galleggiante sul mare nero della vita

afferrato a una tavola sfasciata

materna culla

vedo ancora ondeggiare le stelle

come un tenero ramo di mandorlo.

Luce di fuori mondo

o vertigine

degli abissi incantevoli del nulla?


Corrado Govoni 

venerdì 6 marzo 2026

Emily Pauline Johnson tradotta da Emilio Capaccio


THE LIFTING OF THE MIST

All the long day the vapours played 

At blindfold in the city streets, 

Their elfin fingers caught and stayed 

The sunbeams, as they wound their sheets 

Into a filmy barricade 

‘Twixt earth and where the sunlight beats.

A vagrant band of mischiefs these,

With wings of grey and cobweb gown;

They live along the edge of seas,

And creeping out on foot of down,

They chase and frolic, frisk and tease

At blind-man’s buff with all the town. 

And when at eventide the sun

Breaks with a glory through their grey,

The vapour-fairies, one by one,

Outspread their wings and float away

In clouds of colouring, that run

Wine-like along the rim of day.

Athwart the beauty and the breast

Of purpling airs they twirl and twist,

Then float away to some far rest,

Leaving the skies all colour-kiss’t—

A glorious and a golden West

That greets the Lifting of the Mist.

Emily Pauline Johnson (1861-1913)

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L’ALZATA DELLA NEBBIA
Le nebbie hanno giocato tutto il giorno
A mosca cieca nelle vie della città,
Con dita d’elfo hanno stretto
I raggi del sole, attorcendo i loro veli
In una barricata caliginosa
Tra la terra e dove barbaglia la luce.
Schiera vagabonda di dispettose,
Con ali bigie e vesti di ragnatela;
Vivono lungo i bordi dei mari,
E strisciano fuori ai piedi delle colline,
S'inseguono, folleggiano, punzecchiano,
Giocherellano a mosca cieca con la città.
E quando, al calar della sera, il sole
Irrompe fulgente attraverso il loro grigio,
Le fate del vapore, una dopo l’altra,
Spiegano le ali e fluttuano via
In nuvole di colore che scorrono
Come vino lungo il bordo del giorno.
Attraverso la bellezza e il petto dell’aria
Purpurea, girano e s'attorcigliano,
Poi volano via verso un lontano riposo,
Lasciando il cielo tutto baciato dai colori—
Un glorioso e dorato occidente
Che accoglie l'alzata della nebbia.

Traduzione di Emilio Capaccio