lunedì 26 ottobre 2026

Lara Pagani: "Mi hai raccontato..."

 


Mi hai raccontato che i fiori hanno suoni: 

ogni petalo è musica, strumento 

degli angeli e di chi governa i tuoni,

la pioggia, le stagioni, il firmamento.

Io ci credo perché tu non ragioni 

ma sai. Lo sai che cos’è lo sgomento 

di morire poi vivere, non poni 

freni alla meraviglia, è il tuo talento. 

Quando ti prende a morsi il crepacuore 

tu sai come fuggire la prigione. 

Ci vuole fantasia, ci vuole amore — 

ci vogliono i tuoi fiori sul balcone 

   per cullare l’amarezza sul nascere.  

   Chi canta la ferita può rinascere. 

(Per Franca Alaimo, 2026)


Lara Pagano

giovedì 22 ottobre 2026

La solitudine...secondo Chico Buarque de Holanda

La solitudine non è la mancanza di persone con cui parlare, mangiare, 

passeggiare o fare l’amore.

Quella si chiama Carenza. 

La solitudine non è ciò che sentiamo per l’assenza di coloro che amiamo, 

e che non torneranno.

Quella si chiama Malinconia.

La solitudine non è il ritiro volontario che le persone, a volte, impongono a se stesse nel tentativo di ricostruire i propri pensieri.

Quello si chiama Equilibrio. 

La solitudine non è il claustro involontario che il destino ci infligge

affinché possiamo riappropriarci della nostra vita. 

Quello si chiama Principio di natura.

La solitudine non è il vuoto intorno a noi.

Quella si chiama Circostanza. 

La solitudine è molto più di questo.

La solitudine è ciò che arriva quando smarriamo noi stessi 

e girovaghiamo invano alla ricerca di quella che una volta 

è stata la nostra anima. 

Chico Buarque de Holanda


c’è la rapidità e c’è la lentezza...(José Tolentino Mendonça)

RAPIDITÀ E LENTEZZA

Nell’esperienza che facciamo della vita c’è la rapidità e c’è la lentezza. 

Ed esse coesistono in noi come realtà non necessariamente opposte, ma come l’argilla dove la vita è chiamata a scoprire la propria forma. 

Per capirlo, però, abbiamo bisogno di sapienza spirituale. Dobbiamo imparare ad affrontare quel che è rapido con cuore distaccato e, soprattutto, grato. 

La rapidità di tutto ciò che vorremmo vedere prolungarsi, ma così non avviene. La rapidità di un azzurro senza crepe. 

La rapidità della leggerezza. 

La rapidità dell’applauso. 

La rapidità dello stupore e del fascino. La rapidità dell’armonia senza turbamenti. La rapidità del puro incanto e della delizia pura. 

La rapidità di quel sentimento che a volte sperimentiamo quando vediamo che tutto è al posto giusto. 

La rapidità della musica di quella perfezione che fa risplendere all’unisono tutti gli esseri e le cose. Ma dobbiamo anche imparare a ringraziare per ciò che è lento. 

La lentezza delle attese più esigenti, 

la lentezza del costruirsi, la lentezza della contrarietà, la lentezza dei processi di cui non si vede subito l’esito, la lentezza delle domande che non trovano risposta immediata, la lentezza del dubbio che trafigge la sera, la lentezza della fatica, la lentezza del vuoto, la lentezza che pesa nelle mani, la lentezza della malattia, la lentezza della solitudine, la lentezza del lutto, la lentezza dei cammini che si snodano pieni di curve. 

José Tolentino Mendonça mercoledì 18 ottobre 2023, Avvenire.it

Come un grande albero...(C.P. Estes)

In tutte le donne, soprattutto quando entrano nell'età matura, alberga una forza sotterranea e invisibile che si esprime attraverso intuizioni improvvise, esplosioni di energia, acute percezioni, slanci appassionati: un impulso travolgente e inesauribile che le spinge ostinatamente verso la salvezza, verso la ricostruzione di qualsiasi integrità spezzata. 

Come un grande albero che, per quanto minacciato dalle malattie, colpito dalle intemperie, aggredito dalla furia dell'uomo, non muore mai ma miracolosamente e pazientemente continua a nutrirsi attraverso le proprie radici, si rigenera e rinasce per mantenere il proprio spirito vitale così da poter generare nuovi germogli cui affidare questa eredità inestimabile.

Clarissa Pinkola Estes 

La danza delle grandi madri

martedì 13 ottobre 2026

Alla povera mia fragilità (MARINA CVETAEVA)


Alla povera mia fragilità 

tu guardi - e non dici una parola.

Tu sei marmo, ma io canto,

tu - statua, ma io - volo.

So bene che la dolce primavera

agli occhi dell'Eterno è un niente.

Ma io sono uccello, non t'offendere

se è leggera la legge che mi governa.

(16 maggio 1920)

MARINA CVETAEVA