venerdì 11 settembre 2026

Miriam legge poesia



POESIE REGISTRATE E PUBBLICATE su LIMINA MUNDI


Nina Cassian - La tentazione
 
Per la prima volta vedrai i pori schiudersi
come musi di pesce e potrai ascoltare
il mormorio del sangue nelle gallerie
e sentire la luce scivolarti sulle cornee
come lo strascico di un abito; per la prima volta
avvertirai la gravità pungerti
come una spina nel calcagno
e per l’imperativo delle ali avrai male alle scapole.
Ti prometto di renderti talmente vivo che
la polvere ti assorderà cadendo sopra i mobili,
che le sopracciglie diventeranno due ferite fresche
e ti parrà che i tuoi ricordi inizino
con la creazione del mondo.


Più vivo di così non sarai mai, te lo prometto.





Adriano Sansa

Rapidissimo il tempo ci ha raggiunti
mentre eravamo nel cavo del muro
al riparo dal vento. Tutto intorno
le foglie rivoltate degli ulivi
e sul crinale la luna incipiente.
Non siamo stati in guerra, da bambini
solo una volta abbiamo avuto fame:
il mondo è stato mite nel complesso
lasciandoci così solo alla morte.




Piera Badoni

Addio,
ti lascio la mia voglia di vivere,
di amare e di conoscere il mondo,
forse sarei stata una buona mamma
in una piccola casa con un piccolo orto
ma il destino mi ha lasciato un giardino infinito
e mille strade.



Diego Valeri

Si cammina sul filo degli anni
da esperti funamboli.
È un difficile andare ma si va.
E intanto il mondo, attorno,
muta faccia e colore. Senza posa
ogni creata cosa
in poco d'ora ci diventa strana.
E con le cose ci mutiamo noi,
d'oggi in domani.
Solo sta fermo nel fondo di noi
quel nostro tempo primo,
l'infanzia, all'ombra della madre, sotto
il crocifisso piccolo di avorio.





Silvana stremiz, Anima

A volte sento di non appartenere a questo mondo;
l'anima mia vaga senza posa tra deserti vasti
e praterie.
Il tempo trascorre e vola via senza spazio
per i sogni,
e scorre sulle mie stagioni ingiallite
così come la mia mano su questi versi
inutili.
Di fronte a me la città illuminata a giorno,
nella notte.
Le infrastrutture d’acciaio,
le auto
veloci e scintillanti, come dardi di fuoco,
nella notte.
Le insegne dei bar, la gente che passa nella sua gelida indifferenza
milioni di anime che passano lentamente
nella notte.
Ma i miei occhi vedono il passo furtivo di un gatto
randagio.
Ed il mio cuore sente un fiore che sboccia in una piccola aiuola.
Forse per questo mi sembra d'essere
un poeta.





Antonia Pozzi, Esempi

Anima, sii come il pino:
che tutto l’inverno distende
nella bianca aria vuota
le sue braccia fiorenti
e non cede, non cede,
nemmeno se il vento,
recandogli da tutti i boschi
il suono di tutte le foglie cadute,
gli sussurra parole d’abbandono;
nemmeno se la neve,
gravandolo con tutto il peso
del suo freddo candore,
immolla le fronde e le trae
violentemente
verso il nero suolo.

Anima, sii come il pino:
e poi arriverà la primavera
e tu la sentirai venire da lontano,
col gemito di tutti i rami nudi
che soffriranno, per rinverdire.
Ma nei tuoi rami vivi
la divina primavera avrà la voce
di tutti i più canori uccelli
ed ai tuoi piedi fiorirà di primule
e di giacinti azzurri
la zolla a cui t’aggrappi
nei giorni della pace
come nei giorni del pianto.

Anima, sii come la montagna:
che quando tutta la valle
è un grande lago di viola
e i tocchi delle campane vi affiorano
come bianche ninfee di suono,
lei sola, in alto, si tende
ad un muto colloquio col sole.
La fascia l’ombra
sempre più da presso
e pare, intorno alla nivea fronte,
una capigliatura greve
che la rovesci,
che la trattenga
dal balzare aerea
verso il suo amore.
Ma l’amore del sole
appassionatamente la cinge
d’uno splendore supremo,
appassionatamente bacia
con i suoi raggi le nubi
che salgono da lei.
Salgono libere, lente
svincolate dall’ombra,
sovrane
al di là d’ogni tenebra,
come pensieri dell’anima eterna
verso l’eterna luce.





Jules Supervielle, La mer


È tutto quello che avremmo voluto fare
e non abbiamo mai fatto,
È chi ha voluto prendere la parola
e non ha trovato la parola giusta,
Tutto quello che se ne è andato
senza rivelarci il suo segreto,
Quello che possiamo toccare e persino scavare
con il ferro senza mai raggiungerlo,
Quello che si è fatto onde e poi ancora onde
perché si cerca senza trovarsi,
Quello che è diventato schiuma
per non morire del tutto,
Quello che si è trasformato in scia di qualche secondo
per il gusto fondamentale dell’eterno,
Quello che avanza negli abissi
e non salirà mai in superficie,
Quello che sale in superficie
e teme gli abissi,
Tutto questo e altro ancora,
Il mare.





Karin Boye
(Traduzione di Valeria Marcheschi)

Certo che fa male, quando i boccioli si rompono.
Perché dovrebbe altrimenti esitare la primavera?
Perché tutta la nostra bruciante nostalgia
dovrebbe rimanere avvinta nel gelido pallore amaro?
Involucro fu il bocciolo, tutto l’inverno.
Cosa di nuovo ora consuma e spinge?
Certo che fa male, quando i boccioli si rompono,
male a ciò che cresce
male a ciò che racchiude.
Certo che è difficile quando le gocce cadono.
Tremano d’inquietudine pesanti, stanno sospese
si aggrappano al piccolo ramo, si gonfiano, scivolano
il peso le trascina e provano ad aggrapparsi.
Difficile essere incerti, timorosi e divisi,
difficile sentire il profondo che trae, che chiama
e lì restare ancora e tremare soltanto
difficile voler stare
e volere cadere.
Allora, quando più niente aiuta
si rompono esultando i boccioli dell’albero,
allora, quando il timore non più trattiene,
cadono scintillando le gocce dal piccolo ramo,
dimenticano la vecchia paura del nuovo
dimenticano l’apprensione del viaggio –
conoscono in un attimo la più grande serenità
riposano in quella fiducia
che crea il mondo.




Pioggia – Alice Silvia Morelli

Mi cerchi dal cielo,
senza avviso,
come chi scopre
la soglia segreta del sonno.

Goccia dopo goccia
mi disarmi,
entri nei polsi —
clessidre lente —
nelle pieghe dell’attesa.

Non sei tempesta:
sei tatto che cade,
sei pelle che ride
sotto dita d’acqua.

Un alfabeto liquido
che riscrive i confini,
una finestra d’aria
tra profumi e colori.

Pioggia.
Mi lasci intrisa
di silenzi buoni,
di respiri che aprono
i polmoni.





Testamento, Anna Santoliquido


lascio in eredità ai passeri
le emozioni represse
riscalderanno il nido
proteggeranno la specie
al falco lascio le visioni
e l’ampiezza della fantasia
aggiungeranno estro al volo
lo rallegreranno al vespro
al cerro e alla quercia
lascio l’intimità dell’opera
li aiuterà a sopportare il gelo
e le barbarie
alla vigna lascio le idee acerbe
matureranno con il sole
saranno aglianico
e brindisi
alla luna lascio un sentimento mai nato
sarà incanto e resurrezione
dovrà covarlo con l’energia della scienza
e la genuinità dei semplici
al fuoco e alla neve
lascio l’impeto del linguaggio
e la brina delle liriche
alimenteranno la tenerezza
al fiume e al ruscello
lascio la liquidità dei segni
scorreranno fino a quando l’uomo
difenderà il creato
al cielo e ai bimbi
lascio i colori della scrittura
le rime e le assonanze
e i mulinelli dell’innocenza
al nulla lascio la pena
i grumi di sangue
l’ansia delle doglie
e l’inquietudine
ai poeti lascio il dilemma
la giovialità del percorso
e la purezza delle pagine
li tramanderanno ai posteri
alle parole lascio una carezza
soave come il miele di acacia
grata per la fedeltà
e la battaglia






Maura Baldini

Il fuoco è spento, il corpo un tonfo -
nell’aria voci armate,
lingue smarrite, inanimate.
Così spendiamo il tempo
blandendo il buio
benedicendo il bolo di silenzio
sbocciato nella bocca.
Contro il metallo corre la scure
della notte a incensare
il sacrificio irreversibile del bianco.
Il passo incespica,
è ormai segnato - nell’apice
si assiepa un desiderio contrito:
scagionare la spina
sanguinare contro il cielo.






Ombre d'ali, Ada Negri

Cielo di giugno, azzurra giovinezza
dell'anno; ed allegrezza
di rondini sfreccianti in folli giri
nell'aria. Ombre, ombre d'ali
vedo guizzar sul bianco arroventato
del muro in fronte: ombre a saetta, nere:
vive, al mio sguardo, più dell'ali vere.
Traggon dal nulla, scrivono col nulla
parole d'un linguaggio
perduto; e le cancellano
ratte, fuggendo via fra raggio e raggio.
Vita che mi rimani,
fin che io veder potrò quelle parole
strane apparire scomparir sul muro
candente al sole
(forse un tempo io le dissi a chi m’amava,
egli le disse a me, bocca su bocca)
vita che mi rimani, ancor dolcezza
puoi darmi. Basta
l’ombra d’un bacio alla memoria, basta
l’ombra d’un’ala alla felicità.

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