Inclinano all’esistere anche i sassi
lucidi per il tempo per i passi
che sono consueti sostenere
inclinano all’esistere le sere
d’estate e l’odore intenso del timo
c’è un conato di vita nel primo
mattino nel chiaro arancio negli ori
nei canti del risveglio responsori
fra mormorio e silenzio nella cura
dell’albero a sfogliarsi per paura
(cospirano le cose a un solo scopo
dirti che non sei aquila ma topo)
qualcosa mi riporta a quella tana
riposa la certezza nella vana
rincorsa a ciò che è stato consistenza
ma se il passato è tutta l’esperienza
la reticenza sul futuro è vizio
riduce decadenza nell’incanto
complice inverno e il buco del solstizio
disdice l’invadenza dell’impianto
il nocciolo l’impegno quotidiano
il giorno che s’annulla nell’invano
(il passato non passa ma è indecente
che qui non passi nemmeno il presente)
Cala l’ultimo sole.
Sulla riva i bambini giocano.
Saltano i sassi lanciati
sulle acque calme del mare.
Mi accompagna verso la scogliera
un’ombra invisibile.
Annuncia una luce nascosta.
Fra gli scogli c’è un passaggio.
Al mattino sarò su un’altra spiaggia
un altro mare.
Luglio romano
è abbaglio di fontane
fra poche ore
Signore
saprò se sei uno o trino
prima mi toglieranno
l’ingombro del pensiero
e dopo avere detto e disdetto
di una cosa vorrei essere sicuro:
che domani sarò a te vicino
sia tu uno o trino
io Francesco Pucci fiorentino
Bruno di Pietro