venerdì 25 febbraio 2022

Antonia Pozzi: Un destino


Un destino

Lumi e capanne
ai bivi
chiamarono i compagni.
A te resta
questa che il vento ti disvela
pallida strada nella notte:
alla tua sete
la precipite acqua dei torrenti,
alla persona stanca
l’erba dei pascoli che si rinnova
nello spazio di un sonno.
In un suo fuoco assorto
ciascuno degli umani
ad un’unica vita si abbandona.
Ma sul lento
tuo andar di fiume che non trova foce,
l’argenteo lume di infinite
vite – delle libere stelle
ora trema:
e se nessuna porta
s’apre alla tua fatica,
se ridato
t’è ad ogni passo il peso del tuo volto,
se è tua
questa che è più di un dolore
gioia di continuare sola
nel limpido deserto dei tuoi monti
ora accetti
d’esser poeta.

13 febbraio 1935

Giovanni Testori, bisogna...

Bisogna amarsi meno,

bisogna lasciare al tempo
l’ingorda gioia d’insegnare
che l’amore non è ricevere,
né dare,
ma lasciarsi prendere,
affondare.

Giovanni Testori

Alberto Toni

Un poeta è tale quando accorda la sua voce sulla propria vita, quando cioè scopre l'irrinunciabilità alla poesia come veicolo di se stesso

Alberto Toni

Armando Saveriano, inedito 2018

 Armando Saveriano, inedito, 2018

Nessuno cercherà la tomba
del poeta
quand’egli avrà detto
E’ il momento dell’orchidea nera
Né scuoteranno dalla polvere
i suoi fogli
S’illuse in vita d’esser fiaccola
adesso non è più che ventilata
fuliggine e non c’è catalogo
che all’asta metta le sue ossa
Amò l’ombra gentile
e il gentile rovescio del fragore
in terre accessibili e fatue
Lesse Bataille e potente la voce
di Joyce Mansour
Sprezzò l’oro sull’orlo del pozzo
e gli sbuffi della cortigianeria
nutrito come un pesce nella boccia triste
tenuta in un favo di silenzio e buio
Nessuno troverà quel che fu suo
ed egli resterà nel grembo scontroso
dell’ulivo senza temere i colpi
della vanga o compiacersi della chiarità
di una preghiera nella ciotola dell’acqua
Fuori continuerà il mercato dei primati
con pavoni inabissati nell’evanescenza
del rivoltante sgomitare e bisognerà
dissimulare il dolore prima che sporchi le ciglia
Non si spezza mai la vanità
ingorda di uova di civetta
di sfavillanti nastri su palchi tintinnanti
di glorie su barca che àncora affida
all’indifferenza peggiore della morte
Ma non importa
resta il privilegio d’aver offerto appoggio
all’allodola che si compiacque di planare
e aver armato piccolo carro di battaglia
contro le cattedrali della boria
il dispotismo che preferisce anime inani
e ricchi epuloni col vizio dell’applauso
Sono brulle stagioni
in punta di catena
e aver parlato al mondo
non più è stato
che un frugare
nella sabbia serica
vacua

Il volto nuovo - Antonia Pozzi

 Il volto nuovo

Che un giorno io avessi
un riso
di primavera – è certo;
e non soltanto lo vedevi tu, lo specchiavi
nella tua gioia:
anch'io, senza vederlo, sentivo
quel riso mio
come un lume caldo
sul volto.
Poi fu la notte
e mi toccò esser fuori
nella bufera:
il lume del mio riso
morì.
Mi trovò l'alba
come una lampada spenta:
stupirono le cose
scoprendo
in mezzo a loro
il mio volto freddato.
Mi vollero donare
un volto nuovo.
Come davanti a un quadro di chiesa
che è stato mutato
nessuna vecchia più vuole
inginocchiarsi a pregare
perché non ravvisa le care
sembianze della Madonna
e questa le pare
quasi una donna
perduta –
così oggi il mio cuore
davanti alla mia maschera
sconosciuta.
(20 agosto 1933)