sabato 24 agosto 2019

Un testo di Paolo Volponi


La vergine di Paolo Volponi
I sassi bianchi
sono le tue spalle
gli alberi la tua statura;
è la tua gola che batte
se una rosa si muove
non vista nel giardino.
Dì pure al vento
di perdere il tuo canto
nella voce dei fossi,
al rosmarino
di chiudere i sentieri.
L’innocente starna
si leva alta sul bosco
e m’indica il tuo cammino.
*

domenica 18 agosto 2019

G.G.Amoretti su poeti e poesia


I poeti conoscono la sostanza materica, densa, “carnale”, delle parole. Spesso ce la fanno percepire, sillaba dopo sillaba, così intensamente che noi arriviamo quasi a sentirne – sulla pelle, nell’anima – la pressione dolorosa. Altre volte invece, simili a bizzarri equilibristi del linguaggio, le fanno volare nell’aria, le parole, quasi giocassero, sfidandola, con la legge di gravità. Ma anche in tal caso non dimenticano, non dimenticano mai – e solo per questo sono veri poeti – quanto fortemente e duramente ogni singola parola pesi.
La poesia sa la ferita. Non la dissimula né la esibisce. Non la nega né la cancella. La dice. E mentre la dice la solleva – trattenendola, immobile, nella propria luce: la muta di stato, la trasfigura nel linguaggio della bellezza. Perciò la ferita, per un attimo, sembra come essersi rimarginata, quasi pare scomparsa. Ma è una illusione. Anche sulla pagina scritta, e fin dentro ogni verso e ogni sillaba, il sangue continua a spargersi e a scorrere a rivoli – lo strazio, ancora, resta non medicato.
Non è raro che la poesia celi in sé un sentimento di pena e quasi di vergogna per lo splendore della propria bellezza, così macchiato di sangue.


sabato 3 agosto 2019

Camillo Fonte

Camillo Fonte

La memoria

Mia ghiandaia felice la memoria,
oggi, ancora una volta ti ritrova,
come sempre, in un’ansia eterna di partenza.
Rosea venne l’aurora
e cancellò le tenebre discrete,
luogo d’amore.
Senza voltarmi, ingrato,
come uccello di transito che il nido
d’una notte non cura, ti lasciavo.
Per troppa furia ti dimenticavo,
isola estrema, amore.
Ora per nuova furia ti ricordo.

venerdì 8 marzo 2019

Crocefissione, di Federigo Tozzi


Silenzio immenso. Si ode gocciolare
il sangue dalle gambe di Gesù.
I due ladroni vogliono ascoltare;
ma le teste si piegano di più.

Ed ecco dalla strada lunga appare
Maria e le donne della sua tribù.
Elle si vedon molto lacrimare,
e Cristo si distorce e guarda giù.

I loro grandi mantelli son vermigli;
e una luce potente e misteriosa
batte su i loro volti come gigli.

Forse, è la luna bianca e dolorosa?
Ma par che a un tratto il sangue si rappigli
su la croce; e Gesù morto riposa.

due testi di Scipione

Estate

La terra è secca, ha sete
e si spacca.
Sui labbri dei crepacci
le lucertole arroventate
corrono in fiamme.
Le stelle cadono accese
per bruciare il mondo,
ma nessuno tende le mani per abbracciarle
e si smorzano, tuffandosi nel buio.
La carne cerca nelle carni
le sorgenti
e trova gli occhi
che si schiudono come fiori.
E la sonagliera dei grilli,
la notte,
ci porta incontro al sole
che ci trafiggerà con le sue frecce.
Aspetto che finisca
e nell'attesa
mi sento abbacinato
come un foglio bianco
su cui picchi il sole.
La terra è secca, ha sete
e la notte è nera e perversa.
Cristo, dalle da bere,
ché vuol peccare
e farsi perdonare.



Sento gli strilli degli angioli
che vogliono la mia salvezza,
ma la saliva è dolce
e il sangue corre a peccare.
L'aria è ferma,
tutto è rosa come la carne;
se pervade la beatitudine
bisogna rompere e cadere.
Il sole entra nel mio petto
come in una canestra
e io mi sento vuoto,
la mano si stacca da terra,
tocca l'aria, la luce, la carne.
La lancia si sprofonda nelle reni della cavalla
che corre - e urla con la testa nel cielo.