martedì 12 maggio 2026

La poesia secondo Isabella Bignozzi


Poesia è essere nella pienezza di creatura vigile, presente, che s’inscrive nella durata, e risuona del proprio timbro lirico, nel grande coro del creato.

La poesia aiuta la postura verticale: lo sguardo attento, il sincero incanto, la dismissione di ogni concupiscenza e prevaricazione; l’arte poetica può aiutare a riaccendere, incontrandole nella luce interiore, le adorabili cose che esistono: persino il dolore, cratere cupo, scarlatto, è nel centro del petto come un continuo battesimo, a ricordarci di essere vivi, poter amare ancora. Sentire pienamente: stare immobili. Non sottrarsi ma accogliere. È qui la salvezza.

Scavandoci e creando alveo, acquisiamo l’oggetto amato – o temuto, patito – per assimilazione, sottraendo spazio a noi stessi. Affetto come atto d’intellezione, conoscenza come atto d’amore: nella contemplazione vi è reciprocità tra ardore e intendimento: Ubi amor, ibi oculus.

Ogni forma d’arte sia garbata, leale all’Essere: alluda simbolicamente, concisamente, nell’unità che solo lo Spirito può donare. Affinare l’intelletto vale soltanto a salire più in alto, sulla via dell’attenzione purissima, che è sinonimo di preghiera (Weil). Il vero non si può esprimere pienamente con alcuna tecnica artistica. Ma si può percepire per un attimo: con nudità, nell’umiltà.

Isabella Bignozzi

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