mercoledì 11 febbraio 2026

Poesie...di Carmela Laratta


 

Impigliata nel buio della tua assenza

so molte cose adesso:

l'incompiutezza del dolore, 

la cancellazione progressiva 

della parte certa del nostro volto,

la folle traversata del tempo

ridotto a segreto ingarbugliato

che mostra rughe e perde zolle

centrali di memoria

-poi prende pillole per ricordare 

almeno i nomi-

sopra il grembiule macchie 

di pomodoro,

sull'anima aloni incancreniti scrivono 

che di tramonti si può persino morire


dilaga l'eterea banalità degli azzurri 

-universale come l'ipocrisia-

ma io muto colore

-muto colore 

e cado-


****


Quando si spazzano via parole nude

e senza gesti, - otri vuoti-

troppo grandi e fasulle

per stare in equilibrio da sole...

e la mente fruga negli ultimi alibi

rimasti da ricordare

- i più recenti, infiocchettati

da mistificazioni d'uomo

che salta come canguro

tra i suoi piaceri e non si ferma mai, ingordo di miserrima compiacenza,

là, proprio là,

una donna inizia - sottovoce-

il suo canto alato di resistenza.

Minuta o gigantesca, bionda

o rossiccia, giovane o anziana,

intona il dolore desolato

nella radura di pupille velate

e fiere, lo sverna nell'inchiostro

delle grandi madri, abbassa

le tapparelle, accende il lume

e si avvia verso la luna.

Dove c'è il pallore di una ferita,

ne sfilaccia i bordi contusi,

ne guarda a lungo la porta,

afferra il cuore nelle mani

che hanno tanto accarezzato,

e passa il Confine.

Quando una donna è dall'altra parte delle macerie, non torna indietro.

Il ramo potato resta a terra,

ignorato e corroso dall'acqua,

nel grembo balbuziente della dimenticanza,

graffiato dai becchi insulsi

che verranno dopo di lei...

perché un viandante benedetto

non sbaglia il verso della freccia.

Persino nell'ombra,

nel deserto spinoso, nell'onda

infingarda, conosce sempre

la strada, il santuario possente

e rigoglioso della rinascita.


Carmela Laratta

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