No, non andartene ancora...
No, non andartene ancora, non temere i sussulti,
è l’orso che si apre gli alveari in giardino.
Si placherà. Strozzerò anch’io il discorso
come la fretta dello sperma serpentino
verso la donna nell’Eden.
No, non andartene ancora, non abbassare il tuo velo.
Il metilene dei còlchici è divampato nel prato.
Sei tu sempre, vita, anche quando sostieni:
Anelando aggiungiamo. Ma l’amore
non ha somiglianza...
Cessato è il canto delle sirene
Questa notte nei sogni mi dicevo:
«Amara è la sete e così sbalordita, che beve dal fato
come un fantoccio di stracci gettato da un bambino in un orinale.
Amara è la voluttà, perché ha tutto
in una così urgente vicinanza, che persino il mistero è fuori mano.
Amara è l’arte e così nera, che potrebbe scolorirla
solo sudore di ascelle di donna, se la morte fosse donna.
Amara è la coscienza che si aggrappa alle cose
come l’ottuso rasoio con cui sbarbano i morti.
Amaro è tutto questo – e tuttavia
sarebbe bene scuotersi e vegliare!».
Ma erano gli angeli quadricèfali del carro funebre
che mi portava via al silenziario,
erano gli angeli che io sentivo
bisbigliare per sempre l’uno all’altro:
«Non destarlo, piano, non destarlo!».
L’ultima
L’ultima foglia trema sul platano, perché sa bene
che ciò che non vacilla non è saldo.
Tremo, mio Dio, perché intuisco
che presto morirò e dovrei essere saldo.
Da ogni albero cadrà anche l’ultimissima foglia,
perché esso non è privo di fiducia nella terra.
Da ogni uomo cadrà anche l’ultima finzione,
perché la tavola nell’obitorio è del tutto semplice.
La foglia non deve, Dio mio, supplicarti di nulla,
l’hai fatta crescere e non ha guastato il tuo intento.
Ma io...
Vladimír Holan (Praga 1905 – ivi 1980). Cultore, in un primo tempo, della poesia astratta, spesso indecifrabile (Il ventaglio delirante, 1926), seppe farsi appassionato testimone degli anni tragici della Boemia (Settembre 1938) e limpido cantore della nuova Cecoslovacchia (Gratitudine all’Unione Sovietica, 1945; A te, 1947). Dal 1948 si chiuse in un isolamento totale, immerso nella visionaria e dolorosa meditazione da cui nascono le altre sue opere: Mozartiana (1963); Senza titolo (1963); In progresso (1964); Una notte con Amleto (1964); Trialogo (1964); Il dolore (1965); La morte e il sogno e la parola (1965); Ma c’è la musica (1968); Un gallo a Esculapio (1970); Ovunque è silenzio (1977).
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Testi selezionati da Una notte con Amleto e altre poesie (trad. di A. M. Ripellino, SE, 2018)
da https://www.avampostopoesia.com/poeti/vladimir-holan